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Lo Studio dell’avv. Gabriella Bonazza offre la propria attività di consulenza e assistenza legale avanti i Tribunali di Trento, Brescia e Verona, nonché avanti tutti i Tribunali italiani, potendo contare sulla collaborazione di importanti studi legali dislocati su tutto il territorio nazionale. Opera in sede contenziosa e stragiudiziale, offrendo alla propria clientela, sia privati che società, la massima professionalità, privacy e interdisciplinarietà.

Lo studio si occupa di diritto civile e penale con particolare interesse per il diritto di famiglia - separazioni, divorzi, procedimenti per la modifica degli obblighi di alimentari e di mantenimento, vertenze relative all’affido dei figli, naturali e legittimi e ad ogni rapporto patrimoniale dei coniugi, ecc. - .

Nell'assistenza e consulenza in materia di famiglia, lo studio si avvale, su richiesta degli assistiti, della collaborazione e supporto di professionisti specializzati in psicologia, con i quali negli anni ha costruito una proficua collaborazione, al fine di garantire al meglio la persona e le sue reali esigenze.   

Lo studio garantisce esperienza e competenza nelle seguenti materie, potendo contare altresì  su un team di professionisti che operano in Italia e all'estero:

-Diritto bancario, diritti reali, usucapioni;

-Procedure di recupero crediti, esecuzioni, sfratti;

-Sinistri stradali e responsabilità civile;

-Contrattualistica;

-Diritto dei consumatori

-Diritto penale

L'avv. Gabriella Bonazza parla inglese, tedesco, francese e spagnolo, potendo facilmente gestire clienti stranieri e rapporti con professionisti europei ed extraeuropei

 

 

STALKING: LO STATO DI APPRENSIONE NON PUÒ ESSERE SOLO "VEROSIMILE"

Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la ordinanza con cui il tribunale del riesame aveva applicato, su appello del Pubblico Ministero, la misura cautelare del divieto di dimora nei confronti di due soggetti, indagati del delitto di atti persecutori, la Corte di Cassazione, con sentenza n. 12799 del 16 marzo 2017, ha affermato che non è sufficiente, ai fini della sussistenza del reato di stalking, il ritenere solo "verosimile" uno stato di costante apprensione della vittima poiché, anche a livello indiziario, il predetto stato può essere ritenuto tale solo sulla scorta di specifici e chiari elementi necessitanti una univoca individuazione e valutazione.

Nel caso in esame, i destinatari della misura cautelare dell’obbligo di dimora avevano contestato la configurabilità del reato, osservando che la loro condotta non aveva causato alcuno stato di ansia o paura né alcun timore nelle persone offese, le quali non avevano neppure modificato le loro abitudini di vita, essendo la vicenda riconducibile solamente a dissidi tra vicini. Era stato inoltre evidenziato che non sussistevano certificazioni mediche a riscontro delle dichiarazioni dei denuncianti, che a loro volta avevano sempre tenuto una condotta oppositiva a quella degli indagati, non mostrandosi affatto intimiditi, come dimostrato anche dalle s.i.t. agli atti, che descrivevano, invece, un quadro di reciproci contrasti. Difettavano, pertanto, gli elementi costitutivi della fattispecie, essendo stati gli indagati animati solo dalla volontà di tutelare il loro diritto di proprietà.

La Cassazione ha accolto la tesi difensiva, in particolare ribadendo che ai fini della possibilità di configurare la fattispecie di cui all'art. 612 bis c.p., deve ricordarsi che uno degli eventi che, alternativamente, devono ravvisarsi come conseguenza della condotta delittuosa, sono individuati in uno stato di ansia o di paura gravi e perduranti - che certamente dal punto di vista ontologico appaiono non assimilabili ad uno stato di semplice apprensione, per quanto costante - oppure in un fondato timore per la propria incolumità o in quella di familiari, ovvero, infine, in una alterazione delle proprie abitudini di vita, e nessuno dei due ultimi citati eventi risultava delineato nel caso di specie.

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Dedicato ai migliori perchè imparino a difendersi innanzitutto da se stessi e con l'avviso ai peggiori che i filosofi non hanno paura di nessuno perchè sanno trovare i loro amici nel cuore stesso dei loro nemici.

In caso di problema fisico per la donna, aumenta l’assegno divorzile a carico dell’ex marito

L’assegno di mantenimento e l’assegno divorzile possono variare se mutano le condizioni economiche delle parti rispetto a quelle sussistenti al momento dell’omologa/sentenza. Tra le ragioni che giustificano la richiesta di modifica si possono, esemplificativamente, ricordare la perdita del lavoro, la riduzione dell’orario con contrazione dello stipendio, l’aumento del reddito dell’ex coniuge, l’aggravamento delle proprie condizioni di salute che determinano una riduzione della capacità lavorativa.

Quest’ultimo è il caso considerato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7153/17, depositata il 20 marzo: i certificati medici prodotti dalla donna in giudizio evidenziavano le ripercussioni della patologia lamentata sulla propria capacità lavorativa, inducendo la Corte a aumentare l’assegno divorzile.