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Lo Studio dell’avv. Gabriella Bonazza offre la propria attività di consulenza e assistenza legale avanti i Tribunali di Trento, Brescia e Verona, nonché avanti tutti i Tribunali italiani, potendo contare sulla collaborazione di importanti studi legali dislocati su tutto il territorio nazionale. Opera in sede contenziosa e stragiudiziale, offrendo alla propria clientela, sia privati che società, la massima professionalità, privacy e interdisciplinarietà.

Lo studio si occupa di diritto civile e penale con particolare interesse per il diritto di famiglia - separazioni, divorzi, procedimenti per la modifica degli obblighi di alimentari e di mantenimento, vertenze relative all’affido dei figli, naturali e legittimi e ad ogni rapporto patrimoniale dei coniugi, ecc. - .

Nell'assistenza e consulenza in materia di famiglia, lo studio si avvale, su richiesta degli assistiti, della collaborazione e supporto di professionisti specializzati in psicologia, con i quali negli anni ha costruito una proficua collaborazione, al fine di garantire al meglio la persona e le sue reali esigenze.   

Lo studio garantisce esperienza e competenza nelle seguenti materie, potendo contare altresì  su un team di professionisti che operano in Italia e all'estero:

-Diritto bancario, diritti reali, usucapioni;

-Procedure di recupero crediti, esecuzioni, sfratti;

-Sinistri stradali e responsabilità civile;

-Contrattualistica;

-Diritto dei consumatori

-Diritto penale

L'avv. Gabriella Bonazza parla inglese, tedesco, francese e spagnolo, potendo facilmente gestire clienti stranieri e rapporti con professionisti europei ed extraeuropei

 

 

In caso di problema fisico per la donna, aumenta l’assegno divorzile a carico dell’ex marito

L’assegno di mantenimento e l’assegno divorzile possono variare se mutano le condizioni economiche delle parti rispetto a quelle sussistenti al momento dell’omologa/sentenza. Tra le ragioni che giustificano la richiesta di modifica si possono, esemplificativamente, ricordare la perdita del lavoro, la riduzione dell’orario con contrazione dello stipendio, l’aumento del reddito dell’ex coniuge, l’aggravamento delle proprie condizioni di salute che determinano una riduzione della capacità lavorativa.

Quest’ultimo è il caso considerato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 7153/17, depositata il 20 marzo: i certificati medici prodotti dalla donna in giudizio evidenziavano le ripercussioni della patologia lamentata sulla propria capacità lavorativa, inducendo la Corte a aumentare l’assegno divorzile.

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Dedicato ai migliori perchè imparino a difendersi innanzitutto da se stessi e con l'avviso ai peggiori che i filosofi non hanno paura di nessuno perchè sanno trovare i loro amici nel cuore stesso dei loro nemici.

IL RICONOSCIMENTO DEVE ESSERE EFFETTIVAMENTE RISPONDENTE ALL'INTERESSE DEL FIGLIO

Il risultato dell'audizione della figlia minore, capace di discernimento – la quale si sia opposta decisamente al riconoscimento da parte del padre - deve essere apprezzato dal Giudice del merito nel contesto della valutazione, in concreto, del suo interesse a realizzarsi nel contesto delle relazioni affettive che consentano uno sviluppo armonico della sua identità sotto il profilo psichico, culturale e relazionale. A confermare il suddetto orientamento è la Corte di cassazione con sentenza 27 marzo 2017, n. 7762.

Il Tribunale di Roma accoglieva la domanda proposta dal padre nei confronti della madre, volta ad ottenere l'autorizzazione, sostitutiva del consenso della convenuta, che lo aveva negato, al riconoscimento della figlia naturale della coppia.

Accertata la paternità biologica dell'attore, veniva rilevato che il riconoscimento corrispondeva all'interesse della minore, non essendo al riguardo ostativi né i precedenti contrasti fra i genitori, esclusa per altro la prova certa di un comportamento lesivo dell'attore nei confronti della madre della minore, né il parere, risultante da una consulenza prodotta dalla convenuta, circa l'insussistenza di idonea capacità genitoriale in capo al padre , formulato su base esclusivamente documentale.

La Corte di appello di Roma, pronunciando sul gravame proposto dalla madre confermava la decisione di primo grado.

La Suprema Corte cassava detta decisione, in relazione alla violazione del principio, disatteso dalla corte distrettuale, inerente alla necessità dell'ascolto della minore.

Svoltosi il giudizio di rinvio, nel quale si procedeva, previa nomina, da parte del Collegio, di un curatore speciale della minore, all'audizione della stessa, la Corte di appello di Roma, confermando la sentenza di primo grado, ha affermato che il riconoscimento da parte del padre corrispondeva all'interesse della minore, sia per i vantaggi normalmente connessi alla bigenitorialità, sia per l'arricchimento sotto il profilo affettivo derivante dal rapporto con il genitore, che nel frattempo aveva costituito un nucleo familiare, con due figli, in California, sia per l'assenza di elementi ostativi, da identificarsi con il pericolo di un serio pregiudizio allo sviluppo psicofisico della minore.

L'interesse della minore al riconoscimento non poteva essere escluso sulla base delle sue dichiarazioni, di segno contrario, rese in sede di audizione, da attribuirsi ad informazioni errate sulle condotte paterne ed al timore di turbare l'attuale situazione familiare.

La Suprema Corte, in accoglimento del ricorso, ha osservato che, nella fattispecie in esame, risulta violato in principio in base al quale il riconoscimento deve essere effettivamente rispondente all'interesse del figlio. Come ribadito di recente in materia di filiazione, il quadro normativo attuale impone un bilanciamento fra l'esigenza di affermare la verità biologica, anche in considerazione delle avanzate acquisizioni scientifiche nel campo della genetica e dall'elevatissimo grado di attendibilità dei risultati delle indagini con l'interesse alla stabilità dei rapporti familiari, nell'ambito di una sempre maggiore considerazione del diritto all'identità non necessariamente correlato alla verità biologica, ma ai legami affettivi e personali sviluppatisi all'interno di una famiglia.

Il prioritario interesse del minore va in ogni caso contemperato con il diritto del genitore che trova tutela nell'art. 30 Cost. e che può essere sacrificato soltanto in presenza del rischio della compromissione dello sviluppo psicofisico del minore: a tale valutazione globale, da effettuarsi sulla base delle concrete emergenze di ogni singola vicenda processuale, non si sottrae il vaglio della personalità del richiedente nella misura in cui rifluisce con l'esigenza di uno sviluppo equilibrato del figlio.